Il Basentone

Blog di controinformazione sugli effetti collaterali di una neonata scuola di giornalismo. Dalla remota Basilicata, 32 meno 1 anime alla ricerca.

MENABO'

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martedì, 31 ottobre 2006
Gli esami non finiscono mai


ventosolare ha battuto i tasti alle 08:02 | link | commenti (3)

venerdì, 22 settembre 2006
Daniele da Napoli...

NAPOLI — Minacciato con un taglierino in via Sant’Anna dei Lombardi, a pochi passi dalla caserma «Pastrengo», sede provinciale dei carabinieri. Derubato da due ragazzi: venti euro e un cellulare il loro bottino. Mi è successo lunedì sera nel cuore della città. Pochi secondi, tanta paura. E Napoli che si trasforma davanti ai miei occhi: da storie di scippi da raccontare a esperienza vissuta in prima persona. Sono un giornalista lucano. Mi trovo a Napoli da circa due mesi per uno stage al Corriere del Mezzogiorno. Stessa strada ogni sera, dopo il lavoro. «Stai attento che ti rubano», mi dicevano gli amici. Ed è successo.

Ore 22.30. Via Medina. Torno a casa a piedi. La strada è quasi deserta. Un cameriere davanti all’insegna di un ristorante guarda le auto sfrecciare sull’asfalto. Delle risate, pochi metri più in là. Alla fermata dell’autobus ci sono poche persone. «Non mi va di prendere il mezzo pubblico, voglio passeggiare», penso. E continuo verso piazza Dante. Il passo veloce e gli occhi attenti. Una maglietta scura e un paio di jeans. Niente che potesse far pensare a «un ragazzo con molti soldi in tasca». Non è servito. Due giovani, sulla trentina, si sono accorti di me. Prima uno sguardo curioso, poi hanno cominciato a pedinarmi. «Scusi per piazza Dante», domanda uno di loro. Capelli corti, chiari, non più alto di un metro e settanta, ben vestito. E gli occhi gelidi, rabbiosi, come di chi non ha niente da perdere. Rispondo con gentilezza. Ancora avanti, sempre lui. Mi sta addosso: «Hai una sigaretta?», domanda. Faccio cenno di no con il capo. La via è buia. Accelero il passo.

Quando mi accorgo di quello che stava succedendo è troppo tardi. In via Sant’Anna dei Lombardi mi strattona. Minaccia: «Fermati e stai fermo, dammi tutto quello che hai». La sua voce è più aggressiva. Parla un buon italiano, l’accento è campano. Ha qualcosa tra le mani. Un taglierino, forse un giravite. Pochi istanti, non riesco a mettere a fuoco. Penso di scappare, reagire. La paura mi blocca le gambe. E resto lì, immobile. I particolari sfuggono, i battiti aumentano. E tutto intorno si ferma. Mi porta via venti euro, gli unici che ho. Vuole anche il cellulare. «Lasciami la scheda telefonica almeno», chiedo. Mi accontenta intimandomi di fare in fretta. Un breve respiro. Uno, due, al tre lo vedo dileguarsi con l’amico tra un vicolo del centro. La paura non va via. «Che faccio vado a denunciare l’accaduto?». Quando riesco a rispondere alla domanda sono già a casa, tra le mure amiche. Le gambe ancora tremano, il battito sempre veloce. E la rabbia, molta, che non vuole andare via.  Dalle forze dell’ordine ci andrò il mattino seguente.

Ore 13. Piazza Carità. Davanti alla caserma «Pastrengo» dei carabinieri ci sono una decina di persone che attendono il loro turno. Donne, giovani, anziani. Sono stati tutti scippati in mattinata. In zone diverse della città, con modalità distinte. Sono lì per fare denuncia. «C’è molto da attendere — spiega un militare — anche perchè alcune delle persone che stanno in fila sono straniere, parlano solo inglese e non abbiamo nessuno al momento che possa tradurre. Vieni tra un’ora o stasera, siamo aperti fino alle due di notte». Ci tornerò dopo il lavoro, alle 22. 30. Come ogni sera, passeggiando. Questa volta, però, il buio fa più paura.

(sul "Corriere del Mezzogiorno" del 13-9-2006)



deianira ha battuto i tasti alle 16:53 | link | commenti (2)

mercoledì, 07 giugno 2006

Sparpagliati in poliedriche redazioni. Vi immagino tutti a lavorare in tanti posti diversi. A misurarvi con le vostre capacità. A confrontarvi con le vostre conocenze e quelle dei vostri colleghi. A proporre argomenti e a proporvi. I primi giorni sono quelli di assestamento. Quelli in cui ci si ambienta o in cui si riallacciano vecchi rapporti. Spero che siate tutti soddisfatti a fine giornata, stanchi ma felici. Qualcuno al primo giorno, qualcuno deve ancora iniziare. Un pensiero va a tutti voi che mi avete accompagnato in questi due anni. Sul mio blog potete trovare le prime impressioni sul mio inizio. Ora aspetto vostre notizie! Come sta andando? Mi mancate molto!


Oxsana ha battuto i tasti alle 20:27 | link | commenti (5)

sabato, 03 giugno 2006
Due anni di noi

Non mi andava, pubblicando un nuovo post, di far scalare la poesia di Neruda. Versi pregnanti che dicono molto di più di quello che sembra. Anzi, in quelle tre righe c'è tutto. L'anno scorso il Basentone era la casa di tutti noi. Quest'anno l'ho mandato avanti praticamente da solo, a parte qualche rara sortita di Vale e Almayer. Evidentemente i nostri blog esauriscono tutta l'energia. Il Basentone è un po' deserto, e forse adesso, lontani da scuola, lo sarà ancora di più. Ora è il momento di scandire il nostro cammino, di consegnare alla rete il cambio di percorso (che continua, ma in altre direzioni). Questo corsivo è apparso sulla prima pagina dell'ultimo numero del Basento e dice tanto, ma non tutto. Temo che potrebbe essere l'ultimo post di questo blog, ma non vorrei che queste 2000 battute suonassero a requiem. Fate quello che vi pare, ma non lasciate sole 'ste parole.

Vi abbraccio tutti.

In 1984 George Orwell descrive un mondo in cui pochi spiano tutti. Su Canale 5 tutti spiano pochi. A noi non ci spiava nessuno: le telecamere erano i nostri occhi. Otto ore al giorno fianco a fianco, per 13 mesi complessivi. Così ci siamo conosciuti. Troppo e mai abbastanza. La vista sullo sfasciacarrozze non ci ha aiutato a sollevare gli umori, né ad addolcire gli inverni potentini. Meno male che c’era internet, cordone ombelicale con il mondo.

La vita privata si è mescolata a quella pubblica; l’intimità di ognuno era alla portata di tutti al punto che sono nate, oltre a profonde amicizie, anche molte coppie, sia ufficiali sia clandestine. A quelle che dureranno, auguro un futuro di successo (anche professionale). Del vero Grande fratello ci è mancato il confessionale, che forse sarebbe servito a capirci meglio. In compenso avevamo la chat: un modo folle per trascendere i nostri corpi con la comunicazione virtuale.

Della sregolatezza abbiamo dato ampia dimostrazione: si sono succeduti lacrime e sorrisi, scioperi e proteste, complicati accordi. Tra gli altri, abbiamo fatto infuriare il Rettore e il sindaco di Vaglio. Siamo passati dall’entusiasmo iniziale alla disillusione degli ultimi tempi, ormai coscienti delle dinamiche di un mestiere tanto affascinante quanto difficile. Abbiamo letto sia Libero che Il Manifesto, cercando la verità senza perdere la fede nel dubbio.

Fuori dall’aula “bunker” di via della Tecnica abbiamo fatto molto altro: i giornalisti, innanzitutto, ma anche i camerieri e persino i mendicanti. Provando a raccontare i fatti in modo forse acerbo, ma onesto. Siamo stati in strada, tra le mura del Palazzo e nelle platee degli eventi. Inebriati da calici di aglianico abbiamo riso e ballato. C’è chi era convinto di sapere già tutto prima di cominciare. Io credo di avere imparato: poco dalle lezioni, molto dal confronto con i miei compagni. Chiudo con le parole di quel toscanaccio primo direttore di questa scuola: «Nella vita, come nel giornalismo, vale chi è quel che è, e non chi fa finta di essere qualcun altro». A voi lettori, e a noi, buona fortuna.

 

 


ventosolare ha battuto i tasti alle 20:29 | link | commenti (6)

lunedì, 29 maggio 2006
E' proibito

È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,

dimenticare i suoi occhi e le sue risate

solo perché le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.

(P. Neruda)


deianira ha battuto i tasti alle 13:33 | link | commenti

lunedì, 22 maggio 2006
Deportivo Indro Montanelli

Il pc di Almayer, pagellista ufficiale e centromediano metodista della squadra, è andato in panne. I numerosi tentativi di rimetterlo in sesto non sono serviti. In mancanza di validi tecnici da disturbare - anche per l'assenza del buon Lucio, in altre faccende affacendato al di là dell'oceano - ci troviamo costretti a dovervi informare in due righe. La partita con Alfatà 06 è finita 10-5. Per loro. Nel girone eliminatorio abbiamo collezionato 2 vittorie e 2 sconfitte. Totale 6 punti. Giovedì 25 inizia la fase finale. Agli ottavi (a eliminazione diretta) incontriamo una squadra dal nome inquietante: "il verme solitario". Che è arrivata prima in un altro girone (noi invece terzi), vincendo tutte le partite. Dai dati si evince che giovedì si concluderà la nostra avventura alla V coppa Unibas. È stato bello.


ventosolare ha battuto i tasti alle 17:30 | link | commenti (2)

giovedì, 18 maggio 2006
Quella polvere gialla (che si sniffa Iron Mike)

La nostra Erin Brockovich, Iron Mike, mi ha oggi allarmata su una questione davvero seria.
Che lo scasso situato proprio accanto alla nostra aula non sia una vista romantica, che il rumore non ci permetta di tenere le finestre aperte a lungo, che la sua tristezza ci ricordi ogni giorno che la vita deve finire, è poca roba a confronto di quanto scoperto dall'insostituibile portiere dei Giornalisti.

In uno dei tanti strani cortiletti da 5 metri quadrati ricavati in questa struttura dell'Alta Formazione (perfetto mix fra un ospedale, una scuola media, un prefabbricato post-terremoto e una serra) si è creato quello che lui, scientificamnete, ha definito un "pantano" (una volgarissima pozzanghera di un metro di diametro). Tutto attorno si è formato un "cerchio giallo di polveri sottili". E mentre la mente mi andava allo scasso lui, con freddezza chirurgica, mi fa: "Quando qui avremo tutti (salvo me, ovviamente) un tumore, vedrete...".

Sono concessi opportuni scongiuri.


deianira ha battuto i tasti alle 11:45 | link | commenti (1)

martedì, 16 maggio 2006
Stimoli

In previsione di Gara 4, notando nella squadra una certa forma di rilassatezza dovuta alla conquista del passaggio del turno, intendo con questo post introdurre un metodo per stimolare tutti i componenti della squadra ad onorare fino in fondo l'impegno.

 

COMUNICATO STAMPA

IN CASO DI VITTORIA DEI GIORNALISTI NEL MATCH CONTRO L'ALFATA' 06, ALMAYER METTERA' A DISPOSIZIONE DI TUTTI I COMPONENTI DELLA SQUADRA LA FORNITURA DI NUMERO 2 (DUE) CASSE DI BIRRA PERONI (O EQUIVALENTE) DA CONSUMARSI IN LUOGO E DATA DA DEFINIRE.

Potenza, aula bunker del Master di Giornalismo, 16/05/06


LocandaAlmayer ha battuto i tasti alle 11:48 | link | commenti (1)

lunedì, 15 maggio 2006
Le pagelle di Gara3

Subito la notizia: con l' 8-3 dell'ultima sfida (anche se Michele Jascin sostiene che in realtà il finale è 9-3) i pennivendoli collezionano due vittorie e una sconfitta e sono già qualificati alla fase successiva del torneo Unibas. Affronteranno la prossima partita con Alfatà 06 con la serenità di chi non ha nulla da perdere (né da vincere).

Almayer s.v. : Il nostro pagellista ufficiale è mancato alla terza performance della squadra. Chiamato al dovere al desk del quotidiano tutto lucano (meno lucano dopo l'apertura a Campania e Puglia), avrebbe seguito volentieri la partita se solo un'emittente locale, anche un radioamatore solitario l'avesse trasmessa. Ma per questo non siamo ancora attrezzati. Tra palpitazioni e brividi si è preoccupato di sapere il risultato pochi minuti dopo la fine dell'incontro. Non ha nascosto il suo entusiasmo all'ascolto delle parole di Ventosolare: «Andò abbiamo vinto 8-3. Non solo: ho anche segnato!». RECLUSO

Piervi s.v. : Dopo aver assaggiato le tensioni della prima partita il giocatore più british del collettivo pare aver deciso che si può fare a meno della sua presenza. Ma sbaglia. Perchè non è peggio di altri panchinari e perchè il suo osservare dubbioso ai bordi del campo riesce a trasmette ai titolari quella tranquillità che manca. Anche se in realtà non gliene frega più di tanto: per capire il suo rapporto col pianeta calcio, basti dire che un giorno, impegnato col joypad playstation, deluso dalla prestazione di un giocatore del suo Brasile virtuale, ha urlato:«Ma chi cazzo è Zico?!». METEORA

Iron Mike Russomanno voto 7: Nonostante qualche acciacco è sempre la saracinesca di casa, capace di seguire le discese degli avversari e di fulminarli al momento del tiro, con quell'ipnotismo che da Grobbelaar in poi è diventato una prassi di molti portieri. Dopo le incertezze del primo tempo, in cui gli avversari riescono a insaccare due volte con un solo tiro e una buona dose di fondoschiena, l'andazzo del secondo tempo (con il parziale di 5-0) gli permette di rilassarsi un po', riposandosi dopo le fatiche delle prime partite. Più contenuti i suoi urli. Da «uomo rosso! Noooo! Uomo rosso scende!» si è passati a «uno solo a destra! Attenzione!». Gli va riconosciuto il merito di non essersi innervosito dopo il rocambolesco vantaggio degli avversari. RILASSATO

Davide voto 7,5 : Soffriva la mancanza di organizzazione di un gruppo abituato a ordinare i fogli e i files ma non le azioni. Da ordinato qual'è, voleva ordine. E lo trova, riuscendo a crearlo lui stesso: recupera i palloni, disegna geometrie, è sempre al posto giusto al momento giusto. Segna un gol, regala assist per almeno altri due, presta il suo fiato - da non fumatore salutista - a chi non ne ha. La confusione si impadronisce della panchina quando, alla domanda «come si chiama l'autore del gol», nel silenzio generale il nostro risponde: «Ivano Volpe!». Ma è Davide, no problem. Ci mette una pezza quando in zona cesarini prima Forrest Frank e poi Ventosolare perdono palla clamorosamente. SUDOKU

Fabrizio voto 8 : Messo da parte il misticismo d'un tempo, lo stallone di San Benedetto ritrova sé stesso, il gol e la determinazione che lo contraddistingue. Firma tre centri su otto. I suoi passi rimbombano in campo terrorizzando sia gli avversari che le lucertole alle spalle della porta. Roccioso in difesa, parte palla al piede bombardando il portiere avversario non appena si apre un minimo spiraglio. Aggiunge forza e concretezza alle geometrie di Davide Sudoku. La liberazione dal misticismo gli restituisce la lucidità, facendo di lui un perno insostituibile. CONCRETO

Nilo Danubio voto 7 : Parte un po' sottotono, distratto com'è dall'imminente colloquio per lo stage nella redazione milanese del Giorno, per il quale è costretto ad una notte in treno: per questo motivo lascerà la partita qualche minuto prima della fine, diretto alla stazione. Ma il bowlingista di Roccanova discute di meno e gioca di più. Un mago del dribbling. Peccato che non sia altrettanto incisivo sotto porta, dove si conferma proverbiale sciupone. E' la sindrome dell'ultimo birillo: prima di tirare pensa sempre a quel dribbling in più che poi spesso paga a caro prezzo. Dribbla che ti dribblo, al 12' della ripresa si ritrova a smarcarsi dal palo dopo aver superato tutta la squadra (portiere compreso). Ma c'è una novità: stavolta riesce a segnare. E' il gol del 6-3. FUNAMBOLO

Forrest Frankie voto 6 : Entra, come sempre, dopo oltre due ore di folle allenamento: corsa, stretching, sollevamento pesi, 3.000 siepi dal campetto del Cus fino a Montereale e ritorno. In pochi secondi è già maestro: insegna a tutte le biglie del mondo come si sta in pista (e in campo). Per fine torneo sta già preparando un seminario speciale di tutti i costruttori di flipper del mondo. In tre occasioni recupera importanti palloni, gli riesce anche un bel passaggio per Nilo Danubio. Non fosse stato per i richiami che arrivano da ogni dove (forse anche dagli spogliatoi), mantenendo la lucidità avrebbe potuto dare di più. FLIPPER  

Simone fu Giuvà voto 7,5 : Uno stiramento, ad inizio ripresa, lo costringe al riposo facendo temere il peggio alla community di pennivendoli. E' per questo che nella seconda frazione di gioco non riesce a fare la differenza come al solito.  Poi dalla panchina diventa il trascinatore morale: è grazie a lui se Ventosolare riesce a non perdere la calma quando realizza il gol finale. Nel primo tempo è la colonna di sempre: non c'è passaggio o attacco avversario che non trovi nelle sue gambe un muro invalicabile. Da Bagnara calabra ci raccontano che appena nato fu immerso - da una maga locale che soleva ripetere l'Iliade a memoria - nel titanio liquido, trasformando le sue gambe in terribili armi. Per rendere possibile lo stiramento la squadra avversaria ha chiesto aiuto ad una fattucchiera rivale di Castelmezzano. In forse la sua presenza nella ininfluente gara 4. EPICO

Ventosolare voto 6 : Non soddisfatto dei fallimenti nelle altre partite, prova il dribbling a rientrare perdendo regolarmente il pallone. Ma merita la sufficienza per un paio di recuperi, qualche assist, un colpo di testa che dà il là a Fabrizio per l'ennesimo colpo di bazooka. Senza dimenticare il tacco che apre la strada a una progressione di Davide. Forrest Frankie non sfrutta un suo passaggio in profondità a due passi dalla porta, ma la sorpresa arriva alla fine: imbeccato da Fabrizio dalla sinistra non gli resta che allungare un "piattone" per il gol dell'8-3 (o 9-3, secondo Michele). STOICO

Mr. Ugo Maria, Rosaria Aniello Tassinari voto 6 : Privo del suo cappellino alla Serse Cosmi non è incisivo come nella gara precedente. Appare anche meno simpatico. La sicurezza mostrata in campo dai suoi gli dà serenità, e a tratti è più interessato a disquisire con le pon-pon girls che non a seguire l'incontro. E' una pallida copia del mister affannato che, incurante del diluvio, aveva messo il cuore in campo nella sofferta sfida con l'A.S.G. 1967. Ma non se ne potrebbe fare a meno. SGUALLARATO


ventosolare ha battuto i tasti alle 12:44 | link | commenti (1)

venerdì, 12 maggio 2006
Ecco l'ultima ricetta della nostra Carmen

Come far passare il raffreddore in un paio di giorni.
Prendere 1 tazza di latte caldo. Sciogliere dentro cipolla e miele. Bere il più velocemente possibile senza ustionarsi il palato.


piervi ha battuto i tasti alle 12:33 | link | commenti

mercoledì, 10 maggio 2006
Le pagelle di Gara2

Russomanno Voto 6,5: Nervoso per aver visto la sua proverbiale puntualità letteralmente dilaniata da un attentato del talebano Frankie (che erroneamente ha convocato tutti per le 18.30 quando la partita era un'ora dopo), i nervi del Balilla di Via della Tecnica sono ancora messi a dura prova da due autoreti tanto rocambolesche quando fortunose che portano sotto i pennivendoli. Blocca fuori area il pallone del possibile tre a uno, ma il suo sacrificio alla Salvo D'Acquisto è reso vano dalla decisione dell'arbitro che, impegnato a risolvere un sudoku sul retro del cartellino giallo appena estratto per ammonirlo, convalida la successiva punizione senza aver neppure visto l'autore del tiro (che avrebbe potuto essere benissimo un esagitato Tassinari, preso da un raptus di nostalgia canaglia). Nella ripresa, Iron Mike guida con sicurezza la sua difesa e si disimpegna bene in un paio di interventi, anche se il superlavoro di gara 1 è un lontano ricordo. ORDINARIO

Lucidi voto 8: Dopo la strigliata a mezzo stampa del primo match, il levriero dell'Adriatico si ricorda di essere l'unico della rosa ad aver disputato in gioventù un campionato degno di questo nome (non dopolavoristico). Tre delle marcature vengono dai suoi piedi, compreso un rigore che si trova per caso a tirare dopo aver divelto a spallate avversari, arbitro e anche i compagni di squadra. Per il resto, grande sostanza, parecchi tiri che meriterebbero miglior sorte e e una straordinaria evoluzione tattica nella battuta delle rimesse laterali. Negli ultimi cinque minuti, entra in piena trance agonistica, iniziando a giocare - e soprattutto, a parlare - da solo, scegliendo di ripassare a voce alta i Santi protagonisti dei primi quattro mesi del calendario di Frate Indovino. Risvegliato a fine gara da un'affermazione di Daniele, che  lo rimproverava dicendogli "Fabbrì, a pallone non si gioca così", il nostro - risorto dalla sua estasi - ha risposto "Ma pecchè, stavamo a giocà a pallone"? MISTICO

Simone fu Giuvà Voto 7,5: Per migliorare la precedente prestazione  gli manca solo il gol. Marca quello decisivo, bagnando (come se ce ne fosse bisogno, visto il diluvio) una gara perfetta per quantità e qualità. L'unica incertezza la provoca alla panchina alla quale, dopo la sua punizione vincente, il terzo uomo si è avvicinato chiedendo il nome del marcatore. Imbarazzo, sgomento. Poi risolto con un colpo di freddezza dal sottoscritto che urla "Carletti". Evitando la peggiore delle beffe. Da libro cuore un suo dialogo con l'attaccante avversario che, dopo essere stato falciato al limite dell'area e aver protestato per la mancata ammonizione del nostro, è stato ridotto a più miti consigli dal solito "Pensa a iucari", poi subito ammorbidito da un meno attendibile "Sette, io non voglio farti male". CROCEROSSINO

Davide Voto 7: La sorpresa più bella di gara due viene dall'ingresso del progettista di Calitri. Diligente in campo e con ottimo senso della posizione, dimostra con queste doti la sua estraneità alla categoria dei giornalisti, più "one man show" e arruffoni. Da buon futuro ingegnere dà sostanza al centrocampo e sfiora più volte una rete che sarebbe meritatissima, ma che non arriva per via della maledizione di John Holmes (Questione di centimetri). Così come meriterebbe il replay su maxi schermo un suo tentativo di rinvio al volo che non trova il pallone, ma solo la rotula di un avversario. Rotula che Ugo Maria Tassinari, mister-raccattapalle dei pennivendoli, pare stia ancora cercando nei meandri dei terreni incolti adiacenti il campo del Cus. ACROBATICO

Daniè Voto 7,5: Passerebbe indenne qualunque controllo antidroga. Perchè non tira (quasi) mai. Aridità onanistica a parte, il Tippete di Roccanova sfodera una prestazione superlativa per tasso tecnico e corsa, seminando a più riprese gli avversari come paletti dello slalom (e per questo fermandosi a ogni discesa alla ricerca di un tabellone che segnasse il tempo di “sciata”). Di palo ne colpisce uno, ma per fortuna non esce di pista. A fine partita, si segnala per aver restituito una coppia di polmoni presi in prestito ad un amico accattone che, in cambio del trapianto temporaneo, potrà dormire per tutto il mese di maggio sui sedili posteriori della sua Peugeot 206.  GENEROSO

Almayer Voto 6: Unico suo  merito, quello di procurarsi il rigore del pareggio con un’intensa attività diplomatica a bordo campo. Dopo la beffa dell’ 1-3, si avvicina all’arbitro sfoderando una tattica degna della pluripregiudicata Triade: “Hai fatto una stronzata, renditene conto e mettiti una mano sulla coscienza”. Dal cilindro, così, sbuca il penalty del 3-3. Per il resto, la partenza da titolare lo emoziona troppo. In occasione della rete del primo svantaggio si fa sorprendere da un cross mentre – commosso - stava ripassando a mente le mensilità arretrate che il suo giornale ancora deve versargli. Paga la scelta sbagliata di cambiare le gomme termiche già alla metà di marzo, e sul terreno viscido va più volte in testa coda. Sostituito, mister Tassinari lo tiene in panca fino alla fine perché  “Antò, t’ vogl’ accà, cà sì perdimm’ la votamm’ a rissa”. IMPALPABILE

Ventosolare Voto 6: Merita la sufficienza, nonostante lo scarso utilizzo, per una tuta che ricorda le formazioni dell’URSS anni’70 con la quale si presenta al campo. Forse perché in quei panni si trova particolarmente a suo agio, decide di toglierla solo a pochi minuti dalla fine per entrare quando sul terreno è bagarre. Cerca di ripetere la sua azione preferita (dribbling a perder palla in difesa che procura un gol avversario), ma non ci riesce. In panchina soffre come un dannato, ma la presenza dell’esagitato Tassinari lo relega a un ruolo di secondo piano nella scala-ultras. Insieme con Almayer, si dedica così alla degustazione di prodotti tipici gentilmente offerti dai tifosi. Deluso, esulta poco alla fine del match perché sente poco sua questa vittoria. PERPLESSO

Frankie Voto 5: Paga un errore gravissimo commesso a inizio partita, quando raduna la truppa per le 18.30, mentre la gara era esattamente un’ora dopo. Rischia il linciaggio da parte di Russomanno, che per darsi un tono sbotta dicendo di aver rinunciato a lavorare pur di essere puntuale. Intimorito dal pericolo passato, e anche un po’ spaesato dalla “Lectio magistralis” di Tassinari che lo indottrina per più di un’ora prima della partita, in panchina trema come una foglia, provocando un piacevole idromassaggio a tutte le altre riserve. Inizia a riscaldarsi già venti minuti prima della gara e così, quando entra (a cinque minuti dalla fine) è già stanco e non riesce a incidere come dovrebbe e potrebbe. ANSIOGENO

Ugo Maria, (virgola) Rosaria Aniello Tassinari Voto 7,5: Quando emerge dai terreni incolti di fronte al campo del Cus con due palloni in mano, è difficile far capire al neopennivendolo Davide che quello, oltre ad essere il nostro allenatore, è anche il nostro tutor d’aula e non un clochard che si guadagna da vivere raccattando palloni persi nei pressi degli stadi di mezza Italia. Merita il voto di stima per la fortuna che il suor arrivo ha portato all’intera truppa dei pennivendoli. Chiamato a regolare i cambi e a restituire ordine alla squadra, peggiora nettamente la situazione lasciandosi prendere dalla foga del tifo dopo solo cinque minuti e incitando chiunque gli capiti a distanza di visiera. Con il suo team immeritatamente in svantaggio decide – per recuperare - di affidarsi alla tattica più antica del mondo, quella di interpellare i Santi. E i Santi rispondono presente, regalando ai giornalisti quel pizzico di fortuna che manca. Regala suggerimenti preziosi, utili a cambiare ritmo alla gara “Vai uagliò, ca li schiattamm ’nguorp” e a modificare le marcature sull’uomo più pericoloso “Fabbrì, fatt’ valè ca tien à salut’”!. Preso dalla foga del match, ne approfitta per salire sulla panchina al solo scopo di sembrare più alto. GIGANTE


LocandaAlmayer ha battuto i tasti alle 10:50 | link | commenti (2)

Ti voglio Tantum bene

Sono due giorni che Simoncarlo è in splendida forma. Si è bruciato un dito, si è morso la lingua a causa della macedonia, ha gli occhi lucidi e un terribile mal di gola.
Il suo Tantum Verde ha esalato l'ultimo spruzzo l'altra notte e lui, questa mattina, in preda a una crisi di astinenza si è catapultato in farmacia per averne un altro flacone. Noncurante del fatto che per 4 goccioline di liquido verde ha sperperato sei euro, ha impugnato il Tantum deciso a ingurgitarlo subito. Così, al volante, ha affermato: "Appena arrivo al semaforo me lo spruzzo". Peccato che a Potenza non ci siano semafori.
Dopo aver rischiato di morire in ben quattro incroci, con lo spray ancora in mano, ha deciso che la vita era più preziosa della gola e ha chiesto a Miriam: "Tienimelo in mano, Mi'".

Fra le ovvie battute del caso, siamo giunti all'Alta Formazione. Si è finalmente spruzzato il suo Tantum e dopo neppure un decimo di secondo ha affermato: "Ah! Ora sì che sto meglio". Ma non ha fatto a tempo a finire, che le sue parole sono state rotte da un attacco convulsivo di tosse...


deianira ha battuto i tasti alle 10:34 | link | commenti (1)

giovedì, 04 maggio 2006
Le pagelle di Gara1

Russomanno Voto 8: Già dal riscaldamento si può intuire la differenza di categoria che contraddistingue l'anima nera della squadra dei pennivendoli. Tra sigarette, pomiciate furtive, ricerca spasmodica di alcool e pratiche onanistiche in auto (Volpe), San Michele da Littoria è l'unico a fare stretching seriamente (nonostante i tentativi di farlo desistere paventando l'arrivo di Vladimir Luxuria durante i suoi piegamenti). In campo, pronti-via e il nostro Robocop si cimenta in una parata plastica che strappa applausi anche agli avversari. Suggerimenti tattici e incitamenti non mancano mai. Nella ripresa, complice un calo fisico (e fisiologico) del gruppo, Russian Man si erge a muraglia (rigorosamente non cinese) per salvare alla sua squadra almeno la faccia (visto che il culo era ormai perduto). Un Leon Degrelle dei pali. MAGINOT.

Simone fu Giuvà Voto 7,5: La sintesi perfetta del difensore tutta sostanza, e anche una certa eleganza. Corre, picchia quando c'è da picchiare e imposta di continuo le azioni. Gioca anche di testa, soprattutto quando la appoggia a una spalla di un attaccante avverso chiedendogli di "stari cittu e pensa a iucari" Per tenere a distanza gli avversari non esita a discutere con loro conversando amabilmente in un forbitissimo quanto minaccioso dialetto reggitano. Da applausi un suo intervento in scivolata "alla trebbiatore" lungo la linea di fondo, che prende al tempo stesso palla e caviglie dell'avversario. LEONE DI BAGNARA

Fabbrì voto 5,5: Meriterebbe 7 per l'ottima prova complessiva, ma la macchia con un finale nel quale è il primo ad alzare bandiera bianca. Si innervosisce per lo scarso impegno dei suoi compagni, ma anzichè dare l'esempio decide di adeguarsi alla massa. Per il resto, tecnica e agonismo non gli mancano. Di testa è insuperabile, e forma con Giuvà una coppia già affiatata. Da spronare, magari offrendogli come premio-partita una fornitura di birra Duff per un anno. CAVALLO

Almayer Voto 5: In calo di fiato fin dalle prime battute, pensa al cambio dopo aver toccato solo due palloni. Ne tocca un terzo, e con una punizione tanto magistrale quanto fortunosa (il portiere-massaio avversario aveva disposto la barriera in un modo sciagurato, quasi come una donna parcheggerebbe una macchina) illude la sua squadra portandola in vantaggio. Ci riprova nella ripresa, ma senza incidere. Pensa di ricorrere al suo repertorio più famoso, quello dei falli. Ma l'età media da scuola dell'obbligo degli avversari lo intenerisce. Nonostante questo, con un doppio calcione a centrocampo provoca la punizione che ribalta il risultato a favore avverso. Per il resto, poca sostanza e un'intensa attività doplomatica per gestire i cambi. Appuntamento alla prossima partita, quando un coach in panchina lo libererà da questa incombenza. RIVEDIBILE

Ventosolare Voto 5,5: L'Alfredo Aglietti de noantri entra in gara con un dribbling sciagurato che provoca una rete avversaria nel miglior momento pennivendolo. L'errore ne condiziona il rendimento, e una rotazione avventurosa dei cambi lo mette in campo sempre fuori ruolo e posizione. In panchina sfodera commenti da esperto tattico, salvo poi prendersela con l'arbitro per alcune discutibilissime decisioni. Il direttore di gara replica "Quì l'arbitr' so' ih,e  si fa cumm' dic' ih". Il "Bah" rizziano di indifferenza mista a stupore con il quale il nostro risponde è degno di applausi. OPINIONISTA

Daniè Voto 6,5,: Gol e buone giocate caratterizzano la giornata del folletto di Roccanova. Resta in campo più di quanto la razione quotidiana di Rothmans gli consentirebbe, e riesce a incidere fino a quando la spia rossa dell'apnea polmonare non si accende, anche per colpa dell'eccessiva loquacità che mette sul (durissimo) terreno di gioco. Tirasse di più in porta, e parlasse la metà, sarebbe perfetto. ORATORE

Ivano Voto 4: La delusione più grande. Precedenti performances, accento e pedigrée partenopeo ingannano i suoi compagni, che vedevano in lui il valore aggiunto della squadra. Abulico e svogliato, a ogni palla persa si mette le mani ai fianchi come un automobilista lasciato a piedi da un'auto in panne e in attesa del primo autobus che passa. Con i piedi non è affatto male, ma non basta. Chiamato in panca per rifiatare, si lamenta continuamente perchè il suo orologio biologico interno lo avvisa di essere entrato in campo solo da cinque minuti. INDISPONENTE

Forrest Frankie Voto 6: Applausi all'impegno. Corre per (gli altri) quattro, usa le mani per spingere e bloccare le azioni avversarie con bagher degni della palestra Caizzo. Ogni volta che è chiamato in campo, toglie gli occhiali trasformandosi da un Clark Kent qualunque a un Super Frankie da libro cuore. Non basta per ribaltare il risultato, anche per via di un paio di piedi che sembrano costruiti da San Giuseppe, falegname prima ancora che lavoratore. DETERMINATO

Piervi S.v.: Arriva al campetto in tenuta perfettamente ginnica, ma dal modo con il quale osserva con curiosità le squadre in campo prima del nostro esordio - rapito,meravigliato, incuriosito, ma piucchealtro con un'espressione che sembra esprimere un classico "Ma chi ve la fa fare?"- dimostra immediatamente la sua scarsa voglia di partecipare alla giostra di sostituzioni. Conferma poi le idee che traspaiono dalla sua espressione non togliendosi mai la felpa, nè chiedendo di entrare in campo. Per giustificare la sua scarsa voglia di giocare, chiarisce che "In campo urlavate troppo, non mi andava". PRESENTE


LocandaAlmayer ha battuto i tasti alle 16:41 | link | commenti (8)

mercoledì, 03 maggio 2006
Torneo di calcetto, quando l'esordio è una sconfitta

Meno male che c'era Lev Jascin. O San Michele del Littorio. Chiamatelo come volete, ma il portierone della squadra dei giornalisti (che avrebbe dovuto chiamarsi "Deportivo Montanelli") è stato eletto all'unanimità migliore in campo della gara d'esordio del V torneo di calcetto Unibas. E quando il migliore è il portiere non è una buona notizia. Per lui, perchè si evince che è stato bombardato per tutto il tempo; per i compagni, perchè significa che non hanno fatto molto per impedire il bombardamento. È finita 5-2. Per gli avversari, naturalmente. Il "Deportivo La Carogna" non era una squadra invincibile. E nemmeno carogna, visto che tutto sommato il fair play non è mancato. Ma era una macchina oliata alla perfezione, forte di mesi - o forse anni - di allenamenti e partite. L'arbitro ha fatto la sua parte, anche perchè la diabolica regola del limite di cinque secondi per la battuta ha sballato i nostri, che così hanno perduto almeno una trentina di palloni. Ma ci tocca riconoscere che alla fine, tutto sommato, meritavano di vincere. Sulle prime la gara era combattuta, e dire che nei primi venti minuti i giornalisti erano in vantaggio. 2-0. Il primo gol di Daniele, che dopo una progressione fulminante ha insaccato dalla destra. Il secondo di Andò: una magistrale punizione alla Sinisa Mihajlovic, che piazza dritta dritta sul palo più lontano. Forse era un tributo all'idolo interista, forse la concentrazione sul tiro. Fatto sta che il Gattuso di Tito dopo aver messo a tutti a tacere è andato a riposare in panchina. Vado, l'ammazzo, e torno. Ma alla fine del primo tempo si era già sul 2-2. Momenti di tensione. E fatica. La lucidità comincia a mancare, e Marco con un improbabile dribbling si fa beffare dal numero 10, un Valderrama lucano venuto giù dai monti della sellata. Per Michele nulla da fare. Imprecazioni a parte. Poi Ivano lamenta la frammentarietà del gioco, trovando più interessante lamentarsi che giocare; Fabrizio si innervosisce e non ci mette del suo come saprebbe; Forrest Frank corre, corre come un matto, ma a tratti dimentica che si sta giocando a calcio e non a pallavolo. Poi c'è Simone fu Giuvà, una roccia in difesa, protagonista di recuperi degni del migliore Franco Baresi. Visto l'alto tasso di agonismo Piervi ha preferito non giocare: «Si urla troppo».  Ma la struttura alla fine crolla. Calo fisico e psicologico. Non c'è più benzina nella mente e nelle gambe. È adesso che il Deportivo La Carogna dilaga. Nel secondo tempo, un parziale di 3-0. Più una serie innumerevole di tiri: Michele quando può ci mette una pezza. Quando si perde, e si è convinti di avere dato il massimo, bisognerebbe lasciare il campo a testa alta. Ma eccetto i due pilastri (Michele e Simone fu Giuvà), i nostri pennivendoli non hanno dato il massimo. Più a loro agio con la penna che con il pallone. Si può fare di più, molto di più. Non conosciamo il livello delle altre squadre del nostro girone, ma è certo che bisogna cercare la quadratura del cerchio. Lottare, correre di più. Per la seconda partita ci sarà anche il mister: Ugo De Ughis, un caporedattore donato al calcio. Dalla scrivania alla panchina. L'appuntamento è per martedì 9 maggio, ore 18.30. Ce la faranno i nostri eroi?


ventosolare ha battuto i tasti alle 11:04 | link | commenti (5)

mercoledì, 26 aprile 2006
Quel cronista sospetto in via della Tecnica

C’è chi internet ce l’ha in casa, comodamente assicurato da una connessione Fastweb o adsl. Ma anche con una “preistorica” 56k non c’è da lamentarsi. Poi c’è chi ha comprato una scheda wireless, ma dopo aver elargito fior di quattrini a Vodafone, Tim o Tre, non ha intenzione di continuare a dissanguarsi. Ma c’è anche chi, come la maggior parte di noi, non avendo alternativa si aggrappa alla rete del master, sbrigando tra quelle mura con vista sullo scasso anche le faccende extrascolastiche. La questione si complica se urge un aggancio alla rete per inviare un’e-mail, magari l’e-mail della vita, e la scuola è chiusa perché è un giorno festivo. Il giorno della ricorrenza della liberazione, ad esempio. E allora ecco un’automobile, l’unica, in una deserta via della Tecnica. Una Peugeot 206 nera, parcheggiata in prossimità dell’ingresso dell’area Alta formazione. All’interno un giovane dai capelli scolpiti dal gel, cronista d’assalto di un noto quotidiano locale. Nella notte è scoppiato un incendio a Roccanova, il paese da cui è corrispondente. Ha il dovere di informare. Quella mail deve arrivare in redazione. Ce la farà? Riuscirà a rubare anche solo un briciolo di segnale per inviare l’articolo? Il pc è gia acceso, l’icona del file con il pezzo è in stand-by in fondo allo schermo. Sono attimi di straziante attesa. Il vento di scirocco spazza la strada vuota. È festa nazionale, i negozi sono chiusi: nel caso non riuscisse nell’impresa, per il nostro sono scarsissime le speranze di trovare un internet café aperto.

Qualche momento ancora e… sì! Ce l’ha fatta! e-mail inviata. Non sappiamo a chi si deve il miracolo: forse l’ultimo potenziamento wireless richiesto da Mr. Grassi, forse il vento di scirocco, o forse una diavoleria di Lucio che, manomettendo la centralina è riuscito ad estendere il segnale fino alle campagne di Tito. Più probabile l’ultima ipotesi. Certo è che il cronista ha centrato l’obiettivo: i lettori sapranno dell’incendio. Abbiamo un’altra certezza. Com’era sospetto all’interno di quell’auto nera, con il computer sulle gambe, lo sguardo ansioso e la sigaretta appena accesa. Non ci sono dubbi: Daniele ha un futuro da terrorista.


ventosolare ha battuto i tasti alle 11:16 | link | commenti (1)

giovedì, 13 aprile 2006
Elezioni 2006


ventosolare ha battuto i tasti alle 16:28 | link | commenti

lunedì, 03 aprile 2006
La vendetta di Azzurra

IL POSTO DOVE...
A Sasso si prenota alle 9,00 e a Potenza dai appuntamento alle 9,00
Si va in macchina a 100 km/h all'andata e al ritorno a 20 km/h
Trovi all'ingresso la locandina di Carmine Ferrara con tanto di cappello, cravatta e... organetto
Ci si trova in 17 a tavola e si pensa di eliminare qualcuno
IL KARAOKE CHE...
La rondolino fa suo con "In stadio" degli stadio appropriandosi del microfono e dimenandosi come non mai
Ether decide di cantare "Disperato, erotico, stop" che non sapeva nessuno solo la rossa e il suo uomo (d'altronde era dei loro tempi)
Azzurra, la signora cicciona che "stona se c'è il coro" prende e se ne va
Un dodicenne senza denti usa per cantare "L'uomo ragno"
La signora denominata "la moda si è fermata agli anni '30" cerca di intonare "Questo piccolo grande amore"
GLI OBESI QUANDO...
Mangiano a sbafo e si chiedono se "i pird potrebbero amplificare il suono della canzone"
Telefonano agli altri del villaggio per vedere i "personaggi strani" (noi) che approdano al locale
Vengono in tuta, con pinze nei capelli, scarpe da ginnastica, pantaloni a vita bassa con culo di fuori quando di avvicinano al bancone
Ascoltano cantare come la donna più brutta del mondo con naso lungo aquilino e labbra che arrivano fino alle orecchie e come se non bastasse accompagnata dalla sorella!
Dicono "Hai caldo, che per caso vieni dal Brasile?"
NOI CHE...
Guardiamo basiti Jonatan e la balena bianca
Ridiamo per la performance di una cantata lucana
Ci dimeniamo con tarantella, pop, twist e chi più ne ha più ne metta
Fuggiamo perchè rischiamo "la vendetta di Azzurra".


Oxsana ha battuto i tasti alle 16:24 | link | commenti (4)

venerdì, 31 marzo 2006
E' sceso in campo Giorgio

Seconda puntata del "calcetto inturgidito".

E' sceso in campo Giorgio. Giorgio è l'omino blu di Bridget. E' blu perché assume Viagra. E' perfetto per il calcetto inturgidito. Brigida deve sollecitarlo gridandogli "Giorgio, vai, vai, sì sì", mentre cerca di toccare la palla con almeno uno dei suoi 38 omini blu. Con Bridget al tavolo la sfera bianca è capace di compiere infiniti giri a vuoto da un lato all'altro del campo, salvo poi gettarsi sfinita in una delle due reti. Così, per inerzia. Suicidio.
Nel frattempo Bacco non può che incitare la collega e compagna di squadra suggerendole: "Infilala, infilala".

In tutta quest'orgia, si è però distinta una persona in particolare. E' cresciuta nei peggiori bar di Venosa. Si narra sia stata fidanzata per lungo tempo con un barista. Si racconta anche che in tutto quel tempo non abbiano fatto altro che giocare a biliardino. E' Ri.pel.lino. Un marchio di qualità. Capace di fumare, giocare, segnare e ridacchiare tutto assieme. Distrugge qualsiasi avversario con un colpo di polso. E nonostante porti la gonna, rutta come un vero camionista.

Insomma, fra tutte le palle che si son viste volare oggi, solo Ri.pe. ha dimostrato di averle.


deianira ha battuto i tasti alle 15:08 | link | commenti (11)

giovedì, 30 marzo 2006
Calcetto inturgidito

C'è chi alla pausa pranzo improvvisa pic nic in un metro quadrato di erba, chi torna a casa a mangiare riso alla cantonese, chi non ne può più del solito panino e chi degusta bastoncini findus preparati alle 8 di mattina.

Ma l'ultima frontiera della pausa pranzo l'abbiamo creata noi: il "calcetto inturgidito". E' un torneo di calcio balilla ammiccante, pepato ed afrodisiaco. Simoncarlo fa i suoi gridolini e Piervi le sue risatine. Virgi prova piacere nel farsi autogol, mentre Miriam raggiunge l'orgasmo strattonando il biliardino. Partecipano spesso (tra quelli che ho visto io, poi è probabile che anche altri vi si dilettino) anche Russian Man (cresciuto nei peggiori bar di Caracas), Luzì (cresciuta altrove, date le sue performances), Franky (il valore aggiunto per la squadra avversaria), la Divi (che gioca solo coi più forti e dimostra di non essere una degna figlia di suo padre). Delle mie uscite meglio non dire, ma vi assicuro che si resta nel tema.

L'ultima palla è una sorta di tombolino ed è detta "palla simpatia". Chi fa goal, nonostante abbia perso 28 a 0, ha la possibilità di rifarsi. Certo, soltanto in simpatia.


deianira ha battuto i tasti alle 15:00 | link | commenti (5)

mercoledì, 29 marzo 2006
Eclissi

 Scattata dalla Torre Guevara, Potenza, alle 12:33 del 29 marzo 2006. Si ringraziano i ragazzi dell'Associazione lucana di astronomia per l'uso del telescopio.


ventosolare ha battuto i tasti alle 17:13 | link | commenti (3)

venerdì, 24 marzo 2006
Argentina, trent'anni dopo

(Gennaro Carotenuto)

 

Il colpo di stato in Argentina e la dittatura criminale dei trentamila desaparecidos, fu il cuore e il centro di una storia dannata del paese sudamericano e forse del continente. Ma è una storia che non inizia il 24 di marzo del 1976, con il colpo di stato di Videla. Inizia nel 1955, con il primo colpo di stato contro Juan Domingo Perón. E non finisce con la sconfitta nella guerra contro la Gran Bretagna per le isole Malvine, voluta da Galtieri. Finisce invece con la cacciata di Fernando de la Rúa nel dicembre 2001, quando si chiude il ciclo di distruzione neoliberale del paese. È mezzo secolo di storia nel quale l’Argentina passa dall’essere tra i primi dieci paesi più ricchi al mondo ai morti per fame, dalla piena occupazione al 42% di disoccupazione reale, dall’essere paese di immigrazione all’esodo dei suoi abitanti, dall’essere un paese sovrano e tecnologicamente avanzato, all’essere un paese completamente svenduto alle multinazionali straniere.

In questi trent’anni, la generazione dei desaparecidos è mancata molto all’Argentina. I desaparecidos non sono mancati soltanto ai loro familiari, ma sono mancati al paese. L’Argentina si vide privata di una generazione pensante, di intellettuali, sindacalisti, professionisti, avvocati, tecnici, operai, non necessariamente militanti della sinistra radicale e solo in minima parte guerriglieri. Fu un genocidio selettivo che privò il paese degli anticorpi per difendersi da quella che sarebbe stata l’epoca menemista, nella quale il processo iniziato dai militari fu completato.

 

Quell’Argentina era l’allievo prediletto del Fondo Monetario Internazionale. Questo la incoraggiò a svendere tutto senza guardare alle conseguenze sociali, che portarono al tetro paradosso dei morti per fame in un paese che è una grande pianura fertile e continua ad esportare alimenti per dieci volte i suoi abitanti. Il Fondo difese ad oltranza l’Argentina fino a dopo che il presidente Fernando de la Rúa fu costretto a scappare dopo aver fatto sparare sulla folla nella Plaza de Mayo, il cuore della vita e della morte del paese. Dopo la caduta il Fondo non fece autocritica, ma semplicemente cambiò versione. Gli anni di Menem e del Fondo furono anni di vergogna dopo quelli dell’orrore. Il sacco dell’Argentina, benedetto dalle istituzioni internazionali e dalle multinazionali che facevano guadagni colossali, si accompagnava alla mortificazione del paese. Così, all’esilio politico si aggiunse quello economico, mentre il sistema giudiziario era sopraffatto dalla corruzione dilagante.

 

Oggi, le Madri di Plaza de Mayo, una delle istituzioni più rispettabili e degne che l’Argentina abbia dato al mondo, affermano che per la prima volta il nemico non siede più alla Casa Rosada, il palazzo della Presidenza della Repubblica. L’Argentina è parte integrante di un nuovo progetto di America Latina, che si sta lentamente mettendo in cammino. Con luci ed ombre, il governo di Nestor Kirchner ha rimesso in piedi la dignità del sistema giudiziario del paese, chiudendo pagine di impunità come quelle legate alla dittatura militare ed alcuni tra i più clamorosi casi di corruzione. Lo scorso gennaio ha saldato il debito con il Fondo Monetario Internazionale e fatto chiudere la sede di Buenos Aires: dopo mezzo secolo l’Argentina non ha più bisogno dei suoi consigli interessati. Forse non tornerà più ad essere tra i dieci paesi più sviluppati al mondo ma per l’Argentina questa tappa rappresenta davvero un nuovo inizio.


ventosolare ha battuto i tasti alle 16:42 | link | commenti

Quel paraculo di Franky

Torno sul Basentone perché oggi ho appurato quello che in tanti già credevano.
Il puer candidus non c'è più (no, non è stato ucciso a colpi di badilate).
Alla provocazione: "Franky, non mi vuoi più bene. Perché non sono nelle tue classifiche sulle donne della classe?".
Lui paraculissimo ha risposto: "Tu non sei nelle classifiche perché sei nel mio cuore".

PS. per una più accurata comprensione del dialogo devo aggiungere che nelle sue classifiche compare persino Michele Russomanno.


deianira ha battuto i tasti alle 14:21 | link | commenti (3)

giovedì, 09 marzo 2006
Le parole e le cose

"A volontà: come, quando, quanto si vuole, senza limite; mangiare, bere a volontà"
(Zingarelli 2006)
Ho messo a fuoco meglio il fastidio provato di fronte allo slogan "Immigrati clandestini a volontà? No, grazie."
"A volontà" si riferisce alle cose, non alle persone, fa pensare al superfluo e pure all'ingordigia.
A una società che ha troppo e che non vuole condividere niente.
In ogni caso - comunque la si pensi - non è tema da associare a una faccia sorridente, come avviene sui muri delle nostre città in questi giorni.

(Luisa Carrada, www.mestierediscrivere.splinder.com)


ventosolare ha battuto i tasti alle 16:48 | link | commenti (2)

mercoledì, 08 marzo 2006
Mimose

Ai corpi carbonizzati delle operaie di Chittagong, tragico connubio con le loro omologhe newyorchesi di cent’anni fa? O alla ragazzina violentata due volte, dal patrigno e dalla Cassazione? Forse alle immigrate in fuga dai loro cari più deboli per badare ai nostri e procurare a chi è rimasto a casa un’agiatezza erosa in partenza dalla speculazione, dal liberismo selvaggio e dall’agonia di ogni ammortizzazione sociale? Magari alle prostitute? Sempre più giovani e immesse, per la maggior parte con la forza o con l’inganno, in un mercato sempre più famelico mentre sempre più rarefatto, quando non direttamente repressivo, è il sistema che sovrintende alla cittadinanza e alla libera circolazione? O a quelle donne che, di fronte alla difficoltà a diventar madri, si vedono negata la speranza di una soluzione negoziata e negoziabile? Oppure a coloro che per interrompere una gravidanza devono aggiungere a quel dolore anche quello della condanna morale rozzamente e continuamente esplicitata da questo stato e da quell’altro i rapporti con il quale sono regolati da un concordato che è diventato carta straccia? Alle giovani in cerca di lavoro, penalizzate da un mercato selettivo/maschilista? Alle disoccupate di ritorno espulse dalle occupazioni che “fanno pensione” e mortificate da un rinnovo di dipendenza, quando non d’indigenza? Oppure a tutte coloro che ovunque nel mondo, da quando il mondo è mondo, vicariato l’assenza di ogni protezione pubblica e istituzionale con la propria tenace pazienza e dedizione? Alle donne irachene? Alle palestinesi? Alle afgane? A Rosa Calipari nel primo compleanno del suo calvario?

Insomma buon 8 marzo a chi?

(Giuliana Maria Ciarpaglini)


ventosolare ha battuto i tasti alle 15:34 | link | commenti

mercoledì, 01 marzo 2006
"Cari critici, prima di stroncarmi leggetemi"

Questo è un articolo che non dovrei scrivere. Lo so. Me lo dico da me. E lo scrivo. Dunque. La scorsa settimana, su queste pagine, esce un articolo di Pietro Citati. Racconta quanto lo ha deliziato mettersi davanti al televisore e vedere i pattinatori-ballerini delle Olimpiadi. Lo deliziava a tal punto - scrive - che "dimenticavo tutto: le noie, le mediocrità, gli errori della mia vita; dimenticavo perfino "l'Iliade" di Baricco, e la vasta e incomprensibile ottusità dei volti di Roberto Calderoli e di Alfonso Pecoraro Scanio". Io ero lì, innocente, che mi leggevo con piacere l'esercizio di stile sull'argomento del giorno e, trac, mi arriva la coltellata. Va be', dico. E, giusto per mite rivalsa, lascio l'articolo e vado a leggermi l'Audisio.

Qualche giorno dopo, però, vedo sull'Unità un lungo articolo di Giulio Ferroni sull'ultimo libro di Vassalli. Bene, mi dico. Perché mi interessa sapere cosa fa Vassalli. Malauguratamente, alcuni dei racconti che ha scritto sono sul rapporto tra gli uomini e l'automobile.

Mentre leggevo la recensione sentivo che finivamo pericolosamente in area "Questa storia" (il mio ultimo romanzo, che parla anche di automobili). Con lo stato d'animo dell'agnello a Pasqua vado avanti temendo il peggio. E infatti, puntuale, quel che mi aspettavo arriva. Al termine di una lunghissima frase in cui si tessono (credo giustamente) elogi a Vassalli, arriva una bella parentesi. Neanche una frase, giusto una parentesi. Dice così: "Che distanza abissale dalla stucchevole e ammiccante epica automobilistica dell'ultimo Baricco!". E voilà. Con tanto di punto esclamativo.


Ora, nessuno è tenuto a saperlo, ma Citati e Ferroni sono, per il loro curriculum e per altre ragioni per me più imperscrutabili, due dei più alti e autorevoli critici letterari del nostro paese. Sono due mandarini della nostra cultura. Per la cronaca, Citati non ha mai recensito la mia "Iliade", e Ferroni non ha mai recensito "Questa storia". Il loro alto contributo critico sui miei due ultimi libri è racchiuso nelle due frasette che avete appena letto, seminate a infarcire articoli che non hanno niente a che vedere con me.

È un modo di fare che conosco bene, e che è piuttosto diffuso, tra i mandarini. Si aggirano nel salotto letterario, incantando il loro uditorio con la raffinatezza delle loro chiacchiere, e poi, con un'aria un po' infastidita, lasciano cadere lì che lo champagne che stanno bevendo sa di piedi. Risatine complici dell'uditorio, deliziato. Io sarei lo champagne.

Potrei dire che non me ne frega niente. Ma non è vero. Mi ferisce poco la gomitata assestata a tradimento, ma mi offende molto il fatto che sia tutto ciò di cui sono capaci. Mi sorprende il loro sistematico sottrarsi al confronto aperto. La critica è il loro mestiere, santo iddio, che la facciano. Cosa sono queste battutine trasversali messe lì per raccogliere l'applauso ottuso dei fedelissimi? Vi fa schifo che uno adatti l'Iliade per una lettura pubblica e lo faccia in quel modo? Forse è il caso di dirlo in maniera un po' più argomentata e profonda, chissà che ci scappi una riflessione utile sul nostro rapporto con il passato, chissà che non vi balugini l'idea che una nuova civiltà sta arrivando, in cui l'uso del passato non avrà niente a che fare con il vostro collezionismo raffinato e inutile.

E se trovate così stucchevole un libro che centinaia di migliaia di italiani si affrettano a leggere, e decine di paesi nel mondo si prendono la briga di tradurre, forse è il caso di darsi da fare per spiegare a tutta questa massa di fessi che si stanno sbagliando, e che la letteratura è un'altra cosa, e che a forza di dare ascolto a gente come me si finirà tutti in un mondo di illetterati dominati dal cinema e dalla televisione, un mondo in cui intelligenze come quelle di Citati e Ferroni faranno fatica a trovare uno stipendio per campare.

Si dirà che è un diritto dei critici scegliersi i libri di cui scrivere. E che anche il silenzio è un giudizio. E' vero. Ma non è completamente vero. Lo so che per persone intelligenti e colte come Citati e Ferroni i miei libri stanno alla letteratura come il fast-food alla cucina francese, o come la pornografia all'erotismo. Per usare una frase di Vonnegut che mi fa sempre tanto ridere, mi sa che per loro i miei libri, nel loro piccolo, stanno facendo alla letteratura quello che l'Unione Sovietica ha fatto alla democrazia (non si riferiva a me, Vonnegut, che purtroppo non sa nemmeno che esisto).

Ma quale arroganza intellettuale può indurre a pensare che non sia utile capire una degenerazione del genere, e magari spiegarla a chi non ha gli strumenti per comprenderla? Come si fa a non intuire che magari i miei libri sono poca cosa, ma lì i lettori ci trovano qualcosa che allude a un'idea differente di libro, di narrazione scritta, di emozione della lettura? Perché non provate a pensare che esattamente quello - una nuova, sgradevole, discutibile idea di piacere letterario - è il virus che è già in circolo nel sistema sanguigno dei lettori, e che magari molta gente avrebbe bisogno da voi che gli spiegaste cos'è questo impensabile che sta arrivando, e questa apparente apocalisse che li sta seducendo?

Non sarà per caso che la riflessione nel campo aperto del futuro vi impaurisce, e che preferite raccogliere consensi declinando da maestri mappe di un vecchio mondo che ormai conosciamo a memoria, rifiutandovi di prendere atto che altri mondi sono stati scoperti, e la gente già ci sta vivendo? Se quei mondi vi fanno ribrezzo, e la migrazione massiccia verso di loro vi scandalizza, non sarebbe esattamente vostro degnissimo compito il dirlo? Ma dirlo con l'intelligenza e la sapienza che la gente vi riconosce, non con quelle battutine, please.

Per quello che ne capisco, i miei libri saranno presto dimenticati, e andrà già bene se rimarrà qualche memoria di loro per i film che ci avranno girato su. Così va il mondo. E comunque, lo so, i grandi scrittori, oggi, sono altri. Ma ho abbastanza libri e lettori alle spalle per poter pretendere dalla critica la semplice osservanza di comportamenti civili. Lo dico nel modo più semplice e mite possibile: o avete il coraggio e la capacità di occuparvi seriamente dei miei libri o lasciateli perdere e tacete. Le battute da applauso non fanno fare una bella figura a me, ma neanche a voi.
Ecco fatto. Quel che avevo da dire l'ho detto.

Adesso vi dico cosa avrei dovuto fare, secondo il galateo perverso del mio mondo, invece che scrivere questo articolo. Avrei dovuto stare zitto (magari distraendomi un po' ripassando il mio estratto conto, come sempre mi suggerisce, in occasioni come queste, qualche giovane scrittore meno fortunato di me), e lasciar passare un po' di tempo. Poi un giorno, magari facendo un reportage su, che ne so, il Kansas, staccare lì una frasetta tipo "questi rettilinei nella pianura, interminabili e pallosi come un articolo di Citati". Il mio pubblico avrebbe gradito. Poi, un mesetto dopo, che so, andavo a vedere la finale di baseball negli Stati Uniti, e avrei sicuramente trovato il modo di chiosare, in margine, che lì si beve solo birra analcolica, "triste e inutile come una recensione di Ferroni". Risatine compiacenti. Pari e patta. E' così che si fa da noi. Pensate che animali siamo, noi intellettuali, e che raffinata lotta per la vita affrontiamo ogni giorno nella dorata giungla delle lettere...

Purtroppo però non è andata così. Il fatto è che l'altro giorno ho visto il film su Truman Capote. Si impara sempre qualcosa spiando i veri grandi. Lui in quel film è così orrendo, spregevole, sbagliato, megalomane, imprudente, indifendibile. Mi ha ricordato una cosa, che talvolta insegno perfino a scuola, e che però mi ostino a dimenticare. Che il nostro mestiere è, innanzitutto, un fatto di passione, cieca, maleducata, aggressiva e vergognosa. Posa su una autostima delirante, e su un'incondizionata prevalenza del talento sulla ragionevolezza e sulle belle maniere. Se perdi quella prossimità al nocciolo sporco del tuo gesto, hai perso tutto. Scriverai solo cosette buone per una recensione di Ferroni (no, scherzo, davvero, è uno scherzo). Scriverai solo cosette che non faranno male a nessuno.

Insomma è tutta colpa di quel film su Truman Capote. D'improvviso mi è sembrato così falso starmene lì, come una bella statuina, a prendere sberle dal primo che passa. E' una cosa che non c'entra niente col mestiere che è il mio. Vedi, se me ne stavo a casa a vedere Lazio-Roma, oggi eravamo tutti più sereni e tranquilli. E penosi, of course.

(Alessandro Baricco - Repubblica.it)


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sabato, 25 febbraio 2006
The meatrix: per sapere che succede negli allevamenti

Cliccate su questo video. Il filmato vi spiegherà come non è poi così strano che si verifichino pandemie come pucca pazza, polli alla diossina e influenza aviaria. La conoscenza, prima di tutto. E poi la consapevolezza che la natura ci restituisce la violenza che usiamo nella pretesa di gestirla. Vedere per credere.  M


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martedì, 14 febbraio 2006
In macchina, quattro amici in un pomeriggio di pioggia

Fabrizio: " Dài potremmo andare a Salerno stasera, forse c'è una festa, Pablo ci aspetta"

Daniele: "Marò sarebbe bellissimo, dài vediamo di organizzarci che poi domani andiamo a Roccanova"

Piervi: " Prima dobbiamo informarci per il corso di arabo, andiamo a vedere"

Marco: "Già è vero, prima vediamo per le lezioni di arabo poi possiamo andare in centro per un aperitivo. Magari al tre piani"

Daniele: "Sì sì, un bell'aperitivo in centro, vediamo un pò di gente!"

Piervi: "Il giornale, il giornale. Dobbiamo prenderlo, non dimentichiamoci"

Fabrizio: "Ma che hai combinato Danilo!? Si sono appannati tutti i vetri, fai qualcosa!"

Daniele: "Mannaggiacazz' raga', che ci posso fare? Voi respirate troppo!"


ventosolare ha battuto i tasti alle 10:59 | link | commenti (1)

mercoledì, 08 febbraio 2006
In difesa degli avverbi

Gli avverbi di Giacomo.

Tutti i manuali di scrittura professionale, e anche molti di scrittura creativa, mettono in guardia nei confronti degli avverbi. Lunghi, pesanti, inutili. Prendete le forbici, zac, nessun rimpianto.
Persino Hollywood se l'è presa con gli avverbi. Nel film Virus letale, quando Dustin Hoffman chiede a Rene Russo di scrivere su una relazione alarmingly, lei gli risponde di no perché "è un avverbio, uno strumento pigro di una mente debole".
Ma nella lingua anche le parole più lunghe e apparentemente vuote possono trasformarsi in strumenti insostituibili e preziosi. Me ne sono convinta quando ho letto questa frase che Leopardi ha scritto nello Zibaldone: “Da grandi, o siano piaceri e oggetti maggiori, o quei medesimi che ci allettavano da fanciulli, come una bella prospettiva, campagna, o pittura, proveremo un piacere, ma non sarà più simile in nessun modo all’infinito, o certo non sarà così intensamente, sensibilmente, durevolmente ed essenzialmente vago e indeterminato.”
Se riusciamo a lasciarci andare alla sensazione di infinito, ad assaporarla quasi, a provarne una nostalgia struggente, lo dobbiamo solo a quei quattro avverbi messi in fila. Così lunghi e così necessari.

(Luisa Carrada, il mestiere di scrivere)


ventosolare ha battuto i tasti alle 17:21 | link | commenti

martedì, 31 gennaio 2006
Carabiniere di Bella ucciso

Notizia che mi paralizza il cuore. Il carabiniere ucciso